La borghesia riduce tutto a merce, altro che assolutezza. La poesia, invece, non è merce perché non è consumabile. E' ora di dirlo: questa di paragonare l'opera a un prodotto, e i suoi destinatari a dei consumatori, può essere una divertente, spiritosa metafora, ma nient'altro... Se qualcuno dice sul serio una cosa del genere è un imbecille, la poesia non è prodotta in serie, cioè, non è un prodotto. E un lettore può leggere una poesia anche un milione di volte senza consumarla. Anzi forse la milionesima volta la poesia gli potrà sembrare più strana, nuova e scandalosa che la prima volta. E mi scusi la stupidaggine, non c'è frigorifero o scarpa prodotta a Varese, che sia consumabile dai posteri.*
*Pier Paolo Pasolini, Il caos (a cura di Gian Carlo Ferretti), Editori Riuniti. (letto su "Pasolini" fumetto di Davide Toffolo)
Riflessione spietata e perfetta. La borghesia e' quanto di più lontano ci sia dalla poesia. La borghesia consuma, compra, vende, da' un prezzo e un costo ad ogni cosa. Emozioni e sentimenti compresi. Nulla e' gratis. Non ha anima e non mette anima neppure nelle cose fatte d'anima. Usa, consuma e butta via.
RispondiEliminaE quando penso che borghesi piu' o meno, lo siamo un po' tutti, mi vergogno.
Mi vergogno perché il borghese non ama, non sa amare se non se stesso. E alla fine vive per ingrassare il proprio ego, e quindi non vive.
Mi si perdoni lo sfogo.